Cenni Storici

luglio 19, 2017  |  Area Riservata

CENNI STORICI 

L’evoluzione del movimento mutualistico abbraccia due periodi storici distinti:

– mutualità antica: ove il termine stesso di mutualità acquisisce per la prima volta un significato ampio, ovvero  di mutuo soccorso,  che possiamo ricomprendere tra gli albori della società  ellenistica dell’antica Grecia fino ai tempi della rivoluzione industriale dei primi dell’800;

– mutualità moderna:  periodo incentrato su un’attività di normazione in materia, che permette la formazione di una disciplina univoca in quasi tutti gli stati europei.

Mutualità antica:

Nell’antica Grecia, ove il principio di associazione trovò largo sviluppo in molteplici forme, quali per esempio organizzazioni religiose, politiche, commerciali e marittime, troviamo sotto il nome di “sinédries o éranos” delle società incentrate sul  mutuo soccorso.

Infatti, una delle specie di éranos, aveva come fine l’aiuto dei cittadini bisognosi: essa assicurava un soccorso reciproco, ove colui che avesse ricevuto una quota, a sua volta era tenuto ad aiutare un compaesano, qualora la sua condizione economica fosse nel tempo  migliorata.

Teofrasto (anno 288 A.C.), sembrava volesse accennare ad associazioni di mutuo soccorso quando disse che  presso gli Ateniesi esistevano congregazioni di individui, ciascuno dei quali, con una quota mensile versata nel fondo comune, contribuiva a sovvenire quelli che fossero colpiti da impreviste disgrazie.

Presso i Romani troviamo, fondate sul principio della mutua assistenza, caratterizzate da servigi e soccorsi e regolate da appositi statuti, le “sodalitates o collegia opificum”, ovvero delle corporazioni d’arte.

Attraverso queste, gli artigiani appartenenti a ciascuna industria, formavano un consorzio.

Se da un lato poi l’operaio ne rimaneva vincolato per tutta la vita, dall’altro in cambio vi trovava assistenza, sicurezza e protezione.

Esisteva inoltre un fondo comune alimentato da sovvenzioni dello Stato, dagli utili derivanti da determinati lavori e dalle eredità dei membri che morivano “ab intestato”.

Vi erano differenti specie di consorzi,  formati tanto dal governo, per l’esercizio di industrie e per l’esecuzione di pubblici lavori, quanto dagli operai stessi, al fine di ottenere nell’esercizio della propria arte, reciproci vantaggi; tutti erano basati sulla reciprocità dei servizi e dei soccorsi.

Simili istituzioni furono talvolta  guardate con sospetto dal potere statale: ne risultò spesso un divieto rispetto alla loro costituzione, ovvero il loro scioglimento  o ancora sostanziali modifiche nel loro assetto organizzativo.  Ad esempio Nerone, ordinò la soppressione di quelle corporazioni che si erano stabilite in contravvenzione alla legge. Al contrario, Costantino ne fece un “corpus necessarium”, rendendole obbligatorie, perpetue ed ereditarie, e sottoponendole alla vigilanza dello Stato.

Tali organizzazioni avevano beni comuni, denominati “arca communis”, provenienti da donazioni pubbliche e da eredità dei membri morti “ab intestato”.

Tuttavia, come tutte le altre tipologie di istituzioni, anche le corporazioni dovettero subire l’influenza dei nuovi elementi scaturenti dal progresso della civiltà.

I “collegia opificum” non esistevano solo a Roma. A Ravenna, che fu capitale dell’Impero a partire dal 404, sopravvive ancora oggi una scuola di pesca (schola piscatoria), detta Casa Matha, che ha tutte le caratteristiche di un collegio di pescatori dell’Antica Roma. Da notare come questa istituzione fu  menzionata in un editto dell’Imperatore bizantino Giustino del V secolo D.C.

Nell’antica Scandinavia e, parecchi secoli dopo nella Gallia, esistevano delle associazioni o confraternite denominate “gilde”, aventi carattere di riunioni conviviali, di assemblee politiche, di leghe di difesa e di unioni di assistenza, nelle quali i membri erano legati da giuramento e promettevano principalmente di aiutarsi a vicenda in tutti i pericoli ed imprevisti della vita.

Le stesse ghildes o corporazioni degli Anglo-Sassoni, non erano in sostanza che associazioni di mutuo soccorso, organizzate per  provvedere inoltre alle spese dei funerali, alle ammende, ai casi di furto, di incendio e di malattia.

Nel medioevo l’organizzazione civile ed economica non era tale da permettere l’istituzione di speciali associazioni di mutuo soccorso, in quanto la differenza fra “proprietari” e lavoratori, derivante dalla condizione sociale in cui viveva la gran parte della popolazione, era tale da non favorire alcuna  forma di aggregazione.

Quando dalla fusione della gilda germanica e del collegio romano si generarono le “corporazioni di arti e mestieri”, lo sviluppo di queste venne, al pari di quello dei Comuni, contrastato dalla tirannide feudale, avverso la quale entrambe le istituzioni dovettero a lungo combattere per emanciparsi.

Talora infatti, il Comune era un aggregato di parecchie corporazioni di arti, e la sua potenza derivava dalla floridezza delle stesse associazioni.

Queste ultime però, non rappresentavano che assai lontanamente il concetto della mutualità, in quanto il loro scopo era incentrato principalmente nello sviluppo del settore produttivo. Tuttavia, in generale provvedevano anche ai casi di malattia o di infermità, ma in via del tutto secondaria, arbitraria ed incerta, senza norme regolamentari.

A causa della distanza, sempre più netta con il passar del tempo, tra proprietari e lavoratori, si manifestò l’istituzione del “compagnonaggio”, associazione misteriosa inauguratasi in Francia ed estesa poi in molte parti d’Europa, formata da lavoratori della stessa arte o mestiere, oppure di arti o mestieri affini, al doppio scopo di prestarsi assistenza e difesa reciproca in qualunque circostanza, specialmente nel caso di mancanza di lavoro e contro le forme di sfruttamento.

I compagnoni erano per la massima parte muratori e falegnami, e ovunque si recassero, trovavano asilo e soccorso.

Ogni società aveva il suo capo, il quale rappresentava una figura centrale nel processo di protezione che la stessa esercitava sui membri.

Viaggiando di città in città, il compagno veniva munito di lettere credenziali dal capo, grazie alle quali otteneva dalle altre “società di compagni” alloggio, vitto e lavoro.

Nello stesso periodo delle corporazioni d’arte e del compagnonaggio, si costituivano sotto l’influenza della Chiesa, le “confraternite”, istituzioni che, poste sotto il patronato della Vergine, o di un Santo, conobbero presto un tale sviluppo che, per ciascuna città, o paese, rappresentava un grande onore averne almeno una.

Tali istituzioni potevano esser costituite alternativamente da due categorie di soggetti:

– in una prima forma, comprendevano persone religiose o caritatevoli, le quali si consacravano alla beneficienza e l’aiuto verso i poveri, alla mutua assistenza e all’esercizio in comune di pratiche religiose. Tutti potevano fare parte di questa confraternita, senza alcuna distinzione di sesso;

– in una forma alternativa, vi prendevano parte padroni ed operai esercitanti lo stesso mestiere, ed aveva quale scopo principale la difesa dei rispettivi privilegi, senza però trascurare mai i doveri religiosi.

Mutualità moderna

E’ durante la rivoluzione industriale che comincia ad esprimersi il concetto di mutualità moderna.

In tale periodo infatti, le società, enti ed istituzioni private di mutuo soccorso, assumono sempre più il carattere di enti di previdenza, pur conservando in molti casi, specialmente tra quelle sorte per ispirazione religiosa, il carattere di enti caritativi e di beneficenza.

Sempre in tale periodo, poi, le società di mutuo soccorso diventano matrici del sindacato e della cooperazione.

I lavoratori, di fronte ai problemi posti dalla rivoluzione industriale, trovano inizialmente nella società di mutuo soccorso la prima forma di aggregazione per l’esplicarsi dell’attività sindacale.

Anche le società di mutuo soccorso infatti, come giustamente rileva il Saba, sono associazioni di lavoratori, hanno un carattere volontario e si fondano sul principio dell’autogoverno.

Esse si propongono finalità economico-sociali, tra le quali la principale consiste nella conservazione del reddito di lavoro al verificarsi dell’interruzione dell’attività lavorativa. Trovano la loro ragion d’essere, nella nuova condizione di precarietà in cui i lavoratori sono venuti a trovarsi, da un lato a causa della fine del regime corporativo, dall’altro per l’avvento dell’economia di mercato.

Le due forme sociali appaiono pertanto ancora coesistenti dentro un unico organismo: un’unica associazione assolve due funzioni, quella del mutuo soccorso tra i lavoratori e quella della resistenza sindacale a difesa del lavoro e del salario.

A tal fine le società di mutuo soccorso creano strumenti separati: la cassa per il sussidio in caso di malattia e la cassa per il sussidio in caso di sciopero.

Successivamente, quando per evidenti motivi tecnici, si metterà in dubbio la legittimità dell’esistenza della duplice funzione in una stessa organizzazione, la forma sindacale si differenzierà, distaccandosi in maniera netta dalle forme mutualistiche.

Anche la cooperazione compie i suoi primi passi in connessione con le società di mutuo soccorso.

Inizialmente infatti, nella patria della Cooperazione, l’Inghilterra, ove le prime società di mutuo soccorso assumono la denominazione di “Friendly Societies”, come successivamente in tutti gli altri paesi, le prime forme embrionali di cooperazione si realizzano nell’ambito delle società di mutuo soccorso, le quali danno vita a spacci di consumo, magazzini e forni sociali, oppure patrocinando la costituzione delle prime cooperative per la costruzione di abitazioni, per l’affitto dei terreni e per il credito ai soci.

Gli stessi Pionieri di Rochdale, fondatori della prima cooperativa, si riferirono all’atto della costituzione della loro  società, alle regole di due mutue, una delle quali fondata da Owen.

Questa comunanza di origine tra le società di mutuo soccorso e le cooperative, deriva dalla comune concezione e carattere di mutualità, intesa come reciproco aiuto. Se nelle prime ciò si realizza grazie all’attività sociale di previdenza ed assistenza, nelle seconde è la gestione dell’impresa economica ad assumere un ruolo fondamentale.

La Francia è la nazione europea nella quale la mutualità, in considerazione del libero regime politico instaurato con la terza repubblica nel 1871, ha avuto più ampia diffusione.

Sulle ceneri delle vecchie gilde, compagnie e congregazioni religiose, sorgono quindi le moderne società di mutuo soccorso, che trovano il loro punto di riferimento nella Legge base del 1898 detta “Carta della Mutualità”, con la quale si organizza un vero e proprio sistema della mutualità volontaria, che continua la sua missione parallelamente all’affermarsi del sistema di sicurezza sociale al quale tenderanno le legislazioni di tutti i paesi industrializzati.

Lo stesso Ministero del Lavoro Francese, nel 1950, comunicava che alla mutualità delle varie categorie, compresa quella agricola, aderivano circa 15 milioni di cittadini.

Allo stesso modo in Italia, la rivoluzione industriale segna un momento di rinnovamento del movimento mutualistico.

Infatti le istituzioni che nel Medioevo ebbero grande diffusione ed importanza politica, quali le corporazioni, le università, le confraternite e varie associazioni caritative, riformarono i loro statuti includendovi, oltre gli scopi di difesa professionale e di perfezionamento delle arti degli associati, quelli inerenti l’assistenza ai soci bisognosi in caso di malattia e tutte le altre attività proprie della previdenza sociale ed economica.

La prima società che abbia assunto sin dall’inizio il carattere proprio della società di mutuo soccorso è l’Unione Pio- Tipografica Italiana di Torino nata nel 1738.

Le società di Mutuo Soccorso ebbero nella legge fondamentale del 1886 la loro regolamentazione giuridica e raggiunsero il massimo dell’espansione nel 1896, quando, da un censimento ufficiale, risultavano esistenti 6.722 società di mutuo soccorso con 955.000 soci.

La capillare diffusione fu  dovuta principalmente ad alcuni uomini politici, tra i quali primeggiano il Mazzini, il Saffi e lo stesso Garibaldi.

Nel 1900 nasce la Federazione Italiana delle Società di Mutuo Soccorso, intorno alla quale si forma un sistema di mutue, grazie al cui supporto fu possibile mettere a disposizione dei soci una serie di agevolazioni:

– assistenza in sedi diverse rispetto a quella della residenza;

– istituzione delle prime forme di riassicurazione;

– collegamento tra Società di Mutuo soccorso costituite da italiani emigranti;

– sviluppo di organismi nazionali di previdenza quali la Cassa Nazionale di Previdenza.

Inoltre attraverso il consolidamento della Federazione nazionale, si giungerà nel 1905 ad una stretta alleanza con la Lega Nazionale delle Cooperative e le Camere del Lavoro, formando la Triplice Economica e Sociale.

La costituzione della Triplice, anche per il ruolo svolto dalla Federazione delle Società di Mutuo Soccorso, è fondamentale per il conseguimento di alcuni obiettivi socio-sindacali, grazie al peso contrattuale esercitato nei confronti delle istituzioni, rispetto ai temi della regolamentazione del lavoro a domicilio delle donne e dei minori e l’estensione dei contratti di lavoro erga omnes.

All’inizio del secolo, comincia in Italia la lenta marcia verso la formazione di un sistema di assistenza e previdenza obbligatoria, grazie a soggetti giuridici quali:

– l’Istituto per l’assicurazione degli infortuni;

– la Cassa di assistenza malattia;

– gli Istituti per le pensioni, dapprima riservati ad alcune categorie di lavoratori, poi, successivamente estesi a tutti i lavoratori dipendenti ed autonomi.

Questo segna la fase discendente delle mutue volontarie,  soprattutto con riferimento alle loro funzioni primarie di intervento, in quei settori  gestiti ora dagli enti pubblici di assicurazione obbligatoria.

Nel 1925 la Federazione nazionale viene soppressa dal Fascismo, con Decreto del Prefetto di Torino ed inizia la demolizione metodica ed ostinata del Movimento Mutualistico.

Ancora, in data 27 settembre 1939 (quando la guerra è già scoppiata), lo stesso Prefetto di Torino ribadisce le disposizioni del Ministro Segretario del partito Fascista per la soppressione delle società di mutuo soccorso.

Nel 1945 viene costituita, ad iniziativa della Lega Nazionale delle Cooperative, la Federazione Nazionale della Mutualità, e nel 1948 viene costituita a Pavia, ad iniziativa della Confederazione Cooperative Italiane, la Federazione Nazionale delle Mutue.